Un buon bicchiere - e un buon libro

Ci piace moltissimo la Librosteria, nella piazzetta pedonale di via Cesariano. E i motivi sono molto semplici: è un posto molto accogliente, la gente è simpatica, si beve buon vino e vendono libri veramente da leggere (venduti a metà prezzo). Insomma, il massimo.

Foto di Organirama

Gente simpatica

Una libreria e un bar. Ma integrati, non semplicemente conviventi. Perché i due librai (Federico e Arianna) e i due baristi (Michele e Riccardo) lavorano assieme, collaborano, progettano e inventano ciò che capita alla Librosteria. Bella la gente che frequenta la libreria: viene la gente del quartiere Sarpi, al pomeriggio i bambini a fare merenda e a sfogliare i libri (ci sono anche libri usati per piccoli), e la sera persone da tutta Milano. Nella bella stagione, non c’è nulla di meglio che starsene nei tavolini all’aperto, a chiacchierare in quella che in quartiere è nota come la “piazzetta”.

Si beve (e si mangia) bene

La scelta di ogni prodotto ha un suo senso. Quindi quando si beve o si mangia qualcosa si condivide la scelta critica,  che poi è una scelta anche di gusto. Innanzitutto i vini, che sono per lo più bio, di pccoli produttori locali, come Fiorano e La Tognazza (il vino del figlio di Tognazzi) e di piccole aziende, con vitigli autoctoni e di piccole dimensioni. Tra le birre c’è la Menabrea alla spina, ma si può optare anche per i prodotti artigianali del Birrificio Lariano, che produce in provincia di Lecco. Tra le bibite ci piace la scelta di (ben) otto tipi diversi di spume (lo sapevate che ne esistono così tante?).

Da mangiare ci sono piatti da tavola fredda – più che altro formaggi e salumi provenienti dal Parco del Ticino e piatti, come vellutate, zuppe, lasagne, prodotte da La torta fatta in casa e presto dal nascente progetto Rob de matt, cooperativa sociale dove lavorano ragazzi con fragilità psichica.

Gli eventi non sono scontati

Non aspettatevi la solita presentazione dell’autore emergente. Qui gli eventi sono fantasiosi e offrono un’occasione per imparare qualcosa. Per esempio con gli incontri a sfondi scientifico, come “tutto quello che avresti vouto sapere della geologia e non avete mail avuto il coraggio di chiedere” o quello sui frattali. Ma anche concerti e letture per bambini. Il meglio è seguirli sulla loro pagina.

Perché i libri usati sono meglio di quelli nuovi

I libri nuovi spariscono per lo più dalla circolazione dopo tre mesi – quelli usati, se sono buoni, restano vivi per sempre. Questo è il senso di vendere libri usati. E il bello di questa libreria è guardare i libri esposti. Hanno tutti un senso. Il mercato dei libri usati copre 500 anni – non come la macchina editoriale, dove i libri appena usciti diventano subito vecchi.  È bello chiacchierare con Federico Vallara, appassionato libraio da vent’anni. E ha i miei stessi gusti (o sono gusti universali?): il 90% dei libri esposti mi piace.

I libri preferiti (e inaspettati) della Librosteria

Il librario Federico Valera ci ha raccontato i suoi dieci libri preferiti (del momento, perché un altro giorno sarebbero stati differenti). Molto tendenti al sairico e assurdo. Alcuni mi hanno piacevolmente sorpresa. Eccoli:

1) Julio Llamazares, La pioggia gialla (un monologo dell’ultimo abitante di Ainielle, un paese disabitato sui Pirenei)
2) John Kennedy Tool, Una banda di idioti (“Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui.”)
3) Dickens, Il circolo Pickwick
4) Dostoevskij, I fratelli Karamazov
5) Dahl, Storie impreviste
6) King, It
7) Campanile, Il povero Piero
8) Swift, Istruzioni ai domestici (un librettino in cui Swift spiega ai servi come fregare i loro padroni, come assentarsi dal servizio e farla franca, guadagnare sulle compere del padrone, non rinunciare ai piaceri…)
9) Jim Thompson, L’assassino che è in me (storia di un vicesceriffo dall’aria noiosa, ma in realtà violento e sanguinario –  dopo averlo letto nel 1955, Stanley Kubrick assunse Thompson come sceneggiatore per due film)
10) Silvio d’Arzo, Casa d’altri (un racconto perfetto, di un autore pochissimo conosciuto, morto nel 1952 a 32 anni e pubblicato postumo. Inizia così: “Non so se sia eccesso o mancanza di sensibilità, ma è un fatto che le grandi tragedie mi lasciano quasi indifferente. Ci sono sottili dolori, certe situazioni e rapporti, che mi commuovono assai di piú di una città distrutta dal fuoco.”)

Info

  • Orari
    Aperto 9.30-mezzanotte. Chiuso domenica.
  • Costi
    Libri a metà prezzo. Aperitivo 5 euro.